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Lo psicologo dello sport: ruolo e ambiti di intervento

Aggiornamento: 29 mag 2023

Nei precedenti articoli abbiamo indagato il tema del benessere, della sua importanza e di come tale costrutto si possa applicare sia al mondo aziendale che a quello sportivo.



Oggi ci concentreremo in particolare sul ruolo dello psicologo dello sport, una figura che può favorire il benessere degli atleti.



In particolare, cercheremo di capire cosa studia la psicologia dello sport, quali sono le sue aree di indagine, chi è lo psicologo dello sport, di cosa si occupa e come struttura gli interventi.

L'esordio ufficiale della psicologia dello sport in Italia risale al primo Congresso Mondiale che si svolse nel 1965 a Roma. La psicologia dello sport è una branca della psicologia che rientra nella classe della psicologia applicata. Rappresenta una disciplina relativamente giovane, ciononostante negli anni si è creata uno spazio di autonomia all’interno della psicologia e delle scienze motorie.


COSA STUDIA LA PSICOLOGIA DELLO SPORT E QUALI SONO LE AREE DI APPLICAZIONE?


La psicologia dello sport è caratterizzata da multidisciplinarità e studia:

  • gli aspetti psicologici che influenzano la prestazione sportiva e la partecipazione all’attività fisica a livello individuale, di gruppo e a tutte le età;

  • gli effetti psicologici della pratica sportiva;

  • i processi mentali alla base del comportamento motorio, con l’obiettivo di fornire delle indicazioni operative per migliorare le metodologie di allenamento, le performance degli atleti, il complesso sistema della squadra e i metodi per promuovere l’attività fisica o sportiva.


Le principali aree di indagine e applicazione della psicologia dello sport sono diverse, tra cui:

  • Processi cognitivi coinvolti nel controllo motorio e nella prestazione sportiva (organizzazione del movimento, elaborazione delle informazioni, apprendimento e controllo del movimento, differenze tra esperti e principianti, presa di decisioni, pensieri e schemi cognitivi);

  • Abilità psicologiche implicate in ogni singola disciplina e, di conseguenza, come identificarle e svilupparle negli atleti (visualizzazione, goal setting, autoefficacia, attenzione, autoregolazione, abilità interpersonali);

  • Processi motivazionali che consentono il coinvolgimento sportivo e il mantenimento nel tempo dell’interesse nella disciplina;

  • Ruolo dell’allenatore e l’organizzazione dell’allenamento, per favorire l’apprendimento e la correzione degli errori;

  • Programmi sportivi per l’infanzia che consentono ai bambini di effettuare esperienze gratificanti e positive;

  • Benessere e salute, con lo scopo di favorire l’adesione di soggetti sedentari a programmi di attività fisica e il mantenimento nel tempo di questo impegno;

  • Abilità interpersonali e le dinamiche di gruppo, i processi decisionali, la leadership e i processi di comunicazione;

  • Processi di autoregolazione, i livelli di attivazione, l’identificazione delle personali condizioni pregara ottimali e come affrontare l’ansia e lo stress agonistico.


IL MENTAL TRAINING


Lo strumento principale di tale disciplina è il mental training. L'allenamento delle abilità psicologiche, chiamato anche allenamento mentale o mental training, è un insieme di tecniche e pratiche psicologiche che agiscono sul potenziamento delle abilità mentali, avendo sempre a cuore il benessere psicofisico degli stakeholders.


In questo modo, lo psicologo aiuta l’atleta a percepire i cambiamenti del proprio organismo, allo scopo di migliorare le prestazioni, aumentare il divertimento, o raggiungere una maggiore soddisfazione nello sport e nell'attività fisica.


Purtroppo, molto spesso, alla parola allenamento si associa solo una prestazione puramente fisica. Un atleta che allena solamente gli aspetti fisici, tattici e tecnici raggiungerà risultati parziali. Lo sport, infatti, non riguarda solamente il rendimento fisico, ma è molto importante anche la componente psicologica ed è possibile massimizzare la performance solo quando mente e corpo sono integrati.


Per creare dei programmi di allenamento mentale efficaci e professionali risulta importante non escludere a priori la possibilità di non riuscire; non promettere risultati immediati, ma strutturare degli interventi a medio-lungo termine; non promettere grandi successi con poco sforzo e impegno; non scommettere su risultati che non sono alla portata dell’atleta e farsi aiutare dall’allenatore per identificare i limiti a livello fisico e prestazionale; rispettare il contesto sportivo e motorio, comprendere la società, la disciplina, le regole, la cultura; rendere autonomi i propri utenti.


CHI É LO PSICOLOGO DELLO SPORT? QUALI COMPETENZE DOVREBBE POSSEDERE?


Chi è quindi lo psicologo dello sport?


Lo psicologo dello sport è un laureato magistrale in psicologia, abilitato alla professione grazie all’Esame di Stato e iscritto all’Albo A degli psicologi. Collabora con allenatori, atleti, genitori, società sportive, scuole, università, centri di ricerca, servizi per l’infanzia e l’adolescenza e i servizi sociosanitari delle ASL. Inoltre, per svolgere questa professione, è auspicabile ottenere una formazione più specifica con Master o Corsi di alta formazione in psicologia dello sport.


L'obiettivo di uno psicologo dello sport, è quello di comprendere e aiutare atleti d’élite e amatoriali, giovani e anziani, persone con disabilità fisica e/o cognitiva a ottenere coinvolgimento, massima prestazione, soddisfazione e sviluppo personale attraverso la partecipazione all’attività motoria e sportiva studiandone il comportamento umano ed i processi psichici nell’ambito dell’influenza reciproca tra attività sportiva e sviluppo psicofisico.


Ma cosa significa operare come psicologo nel mondo dello sport? Lo psicologo dello sport, opera in sede e sul campo, intervenendo nell'intero percorso agonistico e amatoriale. Si rapporta con l'atleta mirando alla sua autonomia, affiancando spesso lo staff tecnico, come tecnici e dirigenti, in logica di coerenza degli interventi.



Le linee guida dello psicologo dello sport seguono diverse fasi che vanno dallo stabilire un contatto iniziale, al delineare un intervento, al creare un rapporto con coach, atleti e dirigenza, comprendere il profilo dell'atleta, sviluppare un programma individualizzato e infine monitorare e valutare l'atleta.


Mentre l'atleta dovrebbe acquisire strumenti e tecniche, lo psicologo deve essere una presenza non intrusiva, avere capacità di ascolto e osservazione. In particolare sono due gli elementi chiave, l'autoconsapevolezza e l'autonomia.


Quali sono in particolare le competenze di uno psicologo dello sport?


É importante che un bravo psicologo sportivo abbia buone capacità di comunicazione e di relazione per poter interagire con le diverse figure, capacità che possono essere sicuramente migliorate e acquisite con l'esperienza e la pratica sul campo.


Conoscere il linguaggio della disciplina e avere delle buone capacità comunicative, facilita la costruzione del rapporto, soprattutto nei casi di doppia comunicazione (essere ingaggiati dalla società, ma lavorare con gli atleti e allenatori).


Ci deve poi essere una logica condivisa con atleti e allenatori a operare su aspetti che riguardano l’esperienza sportiva, evitando di effettuare degli interventi intrusivi non richiesti.


Infine, si richiede una conoscenza approfondita delle discipline sportive in cui si opera. Il contesto sportivo è molto specifico e diverso per ogni sport, con una propria cultura, con le proprie regole scritte e non e aspettative.


E voi conoscevate lo psicologo dello sport?


La prossima settimana ci addentreremo invece nel mondo aziendale, indagando il ruolo dello psicologo aziendale.

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